A punk school

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Sono a scuola. Sto spiegando ai bambini perché sono qui, seppur da una parte, col computer a scrivere. Mi dicono che le loro mamme non fanno mai così. Allora provo a spiegargli che lì dentro, in quella classe, la classe Robin, c’è Viola, mia figlia, che non parla inglese e che finché non l’avrà imparato, la sua mamma dovrà stare qui, ad aspettarla ed aiutarla.

Questa è una scuola statale. Attenzione a non dire pubblica perché qua, per qualche strano motivo, a public school può significare una scuola privata molto buona. Quindi sono in una scuola statale.

Come funziona. Sono arrivata a Londra il 4 gennaio con una cinquantina di scatole, vestiti, piatti, 3 mobili, 5 quadri. Beh, in realtà le scatole e tutto il resto sono arrivate il 5. Il 6 la casa era pronta all’uso. Finita. Perfetta. Ho questa mania compulsiva dell’ordine. Tutto è perfetto. Sempre. Diviso per colore se si tratta di vestiti. Ho la mente così confusa (su alcune questioni riguardanti l’universo) , che almeno ciò che mi circonda deve essere ordinato.

Il 7 sono andata al quartiere di Islington, la mia zona, per capire qualcosa della mia nuova vita Londinese: spazzatura, riciclo, permesso auto, scuole, bollette, codice fiscale, residenza. Una vita intera da riorganizzare moltiplicata per tre.

Mi consegnano, tra le varie cose, un libro contenente 40 opzioni di scuole. Boh? Poi vedo che ogni scuola ha un commento, a volte dei genitori, a volte della Ofsted, il così detto “ispettore delle scuole”. Una garanzia. Vado a vedere il sito della Ofsted. Grazie ai loro ratings, la scuola è classificata secondo un punteggio che è molto utile nella scelta, per chi, come me, brancola nel buio.

Dunque, mi serve un asilo per….subito.

Ed anche una scuola elementare per Settembre visto che l’iscrizione scade il 15 Gennaio. Ed il 15 Gennaio è domenica prossima. Ed io il 9 sono a Firenze per Pitti fino al 13 e non potrò visitare nessuna scuola (non che l’abbia mai fatto).

Faccio quello che mi resta più semplice, che poi è la cosa più sbagliata, e che succede sempre al lavoro quando si è pigri e non si vuole prendere la situazione in mano: mando emails a raffica.

Per fortuna qua siamo in Ingilterra e le cose vengono valutate seriamente. Così anche i miei emails. No, no, no e ancora no. Non ci sono posti disponibili in nessun asilo. E’ l’11 gennaio. Lavoro giorno e notte per Pitti. Non ce la posso fare.

12 Gennaio, giorno memorabile. Sì. Arriva un sì. Ed è quello di una scuola senza rating Ofsted. Vado a vedere come’è valutata: “in questa scuola vi sono 12 etnie diverse, la lingua prevalente non è l’inglese che non è parlato da quasi nessuno, vi sono problemi di apprendimento…” ecc… ecc…Perfetto. E’ la scuola per me. Viola deve crescere punk in un mondo reale. Rispondo: Lunedì sono da voi con Viola.

E questa è fatta. Mancano però le scuole elementari: Viola a 4 anni andrà in primina, a 5 in prima elementare. Le iscrizioni scadono il 15 gennaio. Domenica. Ansia.

E’ il 13 Gennaio. Atterro a Londra alle 8 am, alle 12 sono a consegnare la mia application form al quartiere di Islington per le scuole di Viola. Ovviamente mi manca ogni possibile documento: certificato di nascita, codice fiscale inglese, residenza, e per le scuole cattoliche devo praticamente scrivere la Bibbia in persona per dimostrare la mia fede.

Le scuole le ho messe veramente un po’ a caso, non ho avuto il tempo di leggere i commenti di Ofsted per 40 scuole e controllarne sulla mappa la distanza da casa.

Quindi, rifaccio l’application form on line. E funziona.

Definisco i miei drivers nella scelta: il punteggio della scuola secondo Ofsted e la distanza da casa. Ma ce n’è un altro: le scuole statali spesso non sono così buone, anzi, è raro trovare dei validi commenti. Le migliori scuole statali sono quelle Cattoliche. E così, il mio terzo ed ultimo driver sarà la scuola Cattolica.

Oggi sono all’asilo punk di Viola a fare l’inserimento. Aspetto una risposta dal quartiere sull’ammissione di Viola alle scuole elementari e quali. Certamente statali. Possibilmente non Cattoliche. Private non  si potrebbe nemmeno pagando oro: qui i bambini nascono, te li consegnano ed insieme a loro, l’ostetrica ti dà l’application per le scuole private. E sei già in lista d’attesa.

Bello nascere con un debito pubblico addosso ed una lista d’attesa per l’istruzione.

W le scuole punk.

 

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