Londra.

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Ci siamo. Ce l’abbiamo fatta. Dopo anni di immaginarie fughe all’estero, e dopo aver visto morire 2 papi, cadere 13 governi,  ricevuto almeno 10 cartelle esattoriali di equitalia, pagate 10, parlato con vigili urbani, polizia municipale, poliziotti, carabinieri, uffici postali, call centre tim, telecom, enel, acqua, gas, dopo aver sperato di poter cambiare il mondo, ecco che il mondo cambia me. Sono una mamma e mi sono trasferita a Londra con marito, figlia e qualche vestito. Decisamente troppe scarpe. Gli inglesi non hanno, oltre al bidet, armadi. Non si capisce dove possano stipare tutto quanto. 

La nostra casa è molto carina, si trova nel quartiere di Islington, un po’ più a nord di Londra. La zona si è sviluppata da una decina di anni ed oggi è popolata per lo più da giovani. Il nostro indirizzo è romantico, mi ricorda le nuvole, non che qui ci sia bisogno di ricordarsene. Anche il codice postale è una gran cosa. Non il nostro di per se, ma quello che rappresenta: in qualsiasi ufficio ti rechi, non ti chiedono nome e cognome, ma il tuo codice postale. E’ fantastico. Anche perché qui nasce l’arte dello spelling, a cui rinuncio volentieri con un nome e cognome lunghi come i miei. E poi come faccio a dirgli A come ANCONA, L come LIVORNO. Bisogna che ci pensi un po’ ecco, che mi prepari. Qua ho capito che va molto dire A come ALPHA, B come BETA. Ma non eravamo noi i colti che studiavano greco?

Insomma, una cosa alla volta. Indirizzo e codice postale = no spelling. 

Scooters. Tantissimi. Ma non quelli che ci immaginiamo noi. No, qua gli scooters sono i monopattini. I bambini non sanno camminare, ma sfrecciano con questi dannatissimi monopattini. E se per sbaglio c’inciampi e li fai cadere, ti tocca scusarti, non puoi mica dire alla madre “Guarda che se suo figlio provava a camminare, cadeva lo stesso”. E così ne ho dovuto comprare uno anche a Viola. Dice che ha le ali e la fa volare in Finlandia. E’ convinta che la Finlandia sia una paese fantastico e sicuramente lo è, ma ogni volta che passiamo da una zona così chic da non trovarci nemmeno un taxi (e qui è pieno), per lei siamo in Finlandia. Devo capire la connessione. Fatto sta che l’altro giorno dopo essere uscite da una di queste zone “così chic”, abbiamo infatti trovato subito un taxi e lei si è arrabbiata tantissimo perché voleva andarci da sola. Senza di me. Sola con il taxista. Voleva tornare in Finlandia.

Mica scema!

 

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