“La informiamo che la pratica verrà lavorata entro 180 giorni dalla sua richiesta”.
180 giorni? forse intendevano 18. O forse 10 e in mezzo gl’è scappato un 8. O forse 8, e gli sono scappati un 1 prima e uno 0 dopo. Si, è andata così sicuramente. Non c’è dubbio. Bene, nessun problema, siamo a Londra, chiamo e risolvo subito.
“Pronto? Ambasciata Italiana? Senta, c’è un errore nelle vostre risposte automatiche via email, quindi, ho visitato il vostro sito ed ho visto che posso contattarvi anche il martedì e giovedi mattina per prendere un appuntamento. Lo prendo. A quando?”
(risposta)
“30/ 60 giorni???? ma io come faccio nel frattempo senza residenza???”
Buongiorno a tutti. No, non sono un’accanita della residenza all’estero, ma, vedete, le cose, qua, stanno così:
se vuoi aprire un conto in banca, devi avere almeno una bolletta di qualche utenza a tuo nome;
per avere una bolletta di qualche utenza a tuo nome, devi avere la residenza o quanto meno poter dimostrare che abiti in una casa, che è a nome di mio marito;
allora, penso, prenderò il National Insurance Number (codice fiscale inglese) ma non avendo conto in banca, una bolletta o residenza qui, a Londra, a nome mio, non posso prendere il benedetto codice;
idem per iscrivere Viola all’asilo serve quanto citato sopra.
E allora, vi chiederete voi, come hai fatto a iscrivere Viola all’asilo (ad avere casa, bollette, ecc…) ?
Beh, risponderò male, come non mi piacerebbe rispondere: sono Italiana e, anche se sono venuta a vivere qua proprio per la trasparenza delle operazioni, la civiltà, la fiducia nel sistema, le code ordinate agli sportelli, i servizi funzionanti e a disposizione del cittadino 8 ore al giorno, 6 giorni su 7, la speranza nel futuro, il bipolarismo perfetto (…), il lavoro ai giovani, la libertà che si respira….., ogni tanto uso qualche espediente che mi toglie da qualsiasi impiccio.
Espediente numero uno: la carta di credito
Quando pago la spesa con la carta di credito, che è di mio marito (ricordate, non ho il conto in banca, perché non ho la residenza, ecc…), rigorosamente mi viene chiesto un documento. La carta di credito di mio marito cita, diciamo, MARIO ROSSI (le mie scuse al Sig. Mario Rossi). Sul mio documento ho fatto mettere apposta (6 anni fa, quando ho rifatto la mia carta d’identità, sapevo già quello che volevo) Allegra Salvadori CONIUGATA ROSSI.
Ora, secondo voi, gli inglesi sanno leggere in Italiano e tradurre in Inglese velocemente alla cassa del supermercato, con la coda, la sera alle 7 quando sta per finire il turno del cassiere che non vede l’ora di andare a casa, le parole NOME E COGNOME? No che non lo sa, così gli indico “Vede? ROSSI sulla carta di credito e ROSSI sulla carta d’identità.” Funziona.
Espediente numero 2: sul contratto d’affitto ho firmato, dopo aver rinviato il contratto legalmente firmato da mio marito, anche io. Così, all’asilo di Viola, come prova di residenza mia e di mia figlia, ho mandato quello. Con anche la mia firma. La stessa della mia carta d’identità. E visto che funziona, farò lo stesso per il mio futuro conto in banca.
Non sono mai stata straniera in Italia, forse le cose sono messe ancora peggio e forse sarà necessaria esattamente la stessa dose di pazienza per la stessa identica trafila. Probabilmente gli inglesi avranno i loro espedienti per noi Italiani e per la nostra burocrazia. Lo spero. Perché tra 180 giorni le scuole chiuderanno per le vacanze estive e sarebbe un peccato ricevere solo allora la residenza per poter iscrivere Viola all’asilo.


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