Bambini Made in UK

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Sono nella parent’s room a scuola di Viola. Per un altro inserimento. No no, non vi preoccupate, non è regredita, semplicemente oggi comincia la sua prima lezione di danza al doposcuola. Ed io ci volevo essere. Stamani, alle 6, quando lei si è svegliata, aveva già indosso il tutù. Sopra il pigiama.

A Londra la nursery inizia alle 9.10 e finisce alle 3.10. Poi una serie di attività extrascolastiche tengono occupati i bambini fino a sera. Viola si è voluta iscrivere a danza ed arte. Questo permette ai genitori diverse libertà: in primis, lavorare full time; poi non dover far ricorso a tate; e non dover prendere i propri figli a scuola iniziando un tour de force per accompagnarli a tennis, calcio, nuoto: Londra è una città grande, i figli per coppia sono in media 2 o 3.  Pianificare una giornata dedicata alle attività della prole, equivale a stilare un piano strategico per la NATO.

Nel Regno (Unito) della praticità e delle agevolazioni verso una vita diversamente difficile, ecco che le scuole statali (nel mio caso) si organizzano e ti supportano. Costo dell’operazione: £2 a pomeriggio (£16 al mese circa per i 2 pomeriggi di danza ed arte) per 3 ore di attività extra scolastiche che permetterebbero a chiunque di avere una propria vita. Il rapporto qualità/prezzo è ottimo. Ricordo che la scuola statale, nelle ore canoniche di insegnamento 9-3, è completamente gratuita. Pasti inclusi. Inoltre il governo stanzia dei benefits per ogni bambino residente in UK pari a £16 a settimana circa. Indipendentemente dal reddito familiare. Per cui il bilancio per l’educazione della prole chiude in positivo.

E Viola danza, felice, col suo tutù e tutti che le dicono quant’è bella perché è l’unica ad averlo.
Ho capito una differenza sostanziale col nostro Pease: qui i bambini sono una realtà che non si può ignorare. La città è baby friendly come necessità esistenziale: è un’esigenza apportare comodità (leggi come civiltà) affinché madri e bambini possano avere anch’essi una ragione di esistere. E la cultura baby friendly si diffonde non solo a livello pratico con i bagni pubblici tappezzati di fasciatoi, seggioloni in ogni ristorante, kit per disegnare in ogni caffetteria, segnali stradali ad puer, doposcuola ed attività extra scolastiche, ma entra dentro la coscienza delle persone. L’indipendenza di questo popolo ha radici profonde nella loro educazione. I bambini sono persone e come tali vengono trattate. Non sono sempre e solo dei bambini da amare, proteggere e difendere. Sono in primo luogo degli individui a cui si possono insegnare regole, dare spiegazioni, e con cui ci si può relazionare. E questo fa di loro dei piccoli adulti senza toglier loro spensieratezza o amore. Semplicemente imparano presto a capire di avere una loro vita propria e di non essere una protesi di quella delle loro mamme come spesso avviene nel nostro Paese.

La differenza è data anche dal fatto che qui le madri vogliono essere indipendenti, vogliono riappropriarsi di una loro vita, e nessun senso di colpa comanderà mai le loro giornate. 

 

 

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