Buongiorno a tutti.
Dopo aver fatto un incubo orribile di quelli che ti restano dentro e quando ti svegli hai una sensazione di malessere diffuso (miei ex vicini di casa, state bene? datemi un segnale), anche oggi siamo costrette in casa.
Come sottofondo da circa 24 ore ho i barbapapà in francese, come visuale ho un letto matrimoniale gonfiabile (per le cugine ed il cognato) e quella moribonda di mia figlia con le pezze (in fronte) per farle scendere la febbre.
Vaneggia, la poverina.
Ieri a scuola hanno misurato la febbre a Viola con un termometro usa e getta, fatto tipo un negativo delle pellicole fotografiche: 39°. Dalla scuola, siamo andate all’ambulatorio medico della zona dove, iscritti o non iscritti, possiamo accedere alle visite mediche. Gran cosa. Mi dicono di tornare alle 11.30 e così facciamo. Questa volta il dottore che ci visita è un signore distinto direi pakistano che non perde tempo: orecchie, gola, temperatura. E’ un virus. A casa con paracetamolo. Mi prepara la ricetta medica, assolutamente stampata al computer, ci manda in farmacia e lì ci preparano la medicina nella posologia necessaria, non una pasticca in più, non una in meno. Faccio per pagare, mi aspetto la domanda “che fascia di reddito dichiara?” e invece la domanda non arriva, al suo posto la sorpresa: le medicine sono gratuite. Per chiunque.
Ma allora perché questo paese non è in crisi, la sanità pubblica non è fallita, e non regnano il caos, il sudicio, e gli scioperi?
Anche oggi mi aspetta una di quelle giornate lunghe, infinite e alquanto tediose. Quel pover’uomo di mio marito ieri sera è tornato a casa alle 23 e stamani è uscito alle 6. Presto cederà, è contro la sua natura lavorare così. E quando cederà, io sarò li pronta ad accoglierlo con tre biglietti di sola andata per qualche paese lontano.


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