Succede, poi, che degli amici appena arrivati a Londra, ti dicono di raggiungerli al parco per un qualche concerto. E tu non t’interessi, semplicemente vai, perché vuoi stare con loro e ti andrebbe bene qualsiasi cosa. Ma poi arrivi e capisci che quella sarà una magnifica serata. Entri in Hyde Park, seguendo la folla, sulle note di Stevie Wonder che, live, sta cantando a pochi metri da te. E tu canti e balli, mentre cammini in mezzo a migliaia di persone che, come te, in quel momento, sono incredule, o forse, solo più organizzate e si sono scaricate il programma della serata. Ad ogni modo, non sei a conoscenza di niente e questo rende il tutto ancora più magico.
E succede poi che c’è il tramonto, e tu proprio non ci vuoi credere che a Londra, stasera, ci sia il cielo più romantico dell’universo. E la luna è piena. E vendono le birre.
E dopo Stevie Wonder, che è esattamente come lo avevamo lasciato, arriva sul palco Elton John e canta Crocodile Rock e ancora Your Song, quella che cantavi sempre dopo averla sentita in metropolitana a Parigi, il 14 luglio di vent’anni fa. E poi cantano quegli altri, i Madness, dal tetto di Buckingham Palace inizia a spogliarsi e le immagini si ripetono, giganti, come fossero vestiti, mille colori: sì, Buckingham Palace si spoglia e si riveste ed i suoi vestiti sembran cascare giù. In sottofondo, la canzone d’amore, ma pur sempre rock, perché qui siamo in Inghilterra ed è tutto sempre ed assolutamente rock. Finiscono i cuori, entra la chitarra nei colori della union jack, la mitica bandiera inglese. E’ LUI, Paul. Per il gran finale. E allora impazziamo con Live and Let Die, e poi ancora Obladi Oblada. Infine, Let It Be. Lascia che sia, lascia che sia una splendida serata, lascia che sia una splendida vita.


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