La Nona e la Neve.

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Oggi mi preparo ad un insolito binomio: ascolto la nona di Beethoven in estasi assoluta, ammirando il paesaggio londinese ricoperto di neve, bianco, candido, pulito, silenzioso. Sono a casa e tutti dormono.

Certo che Londra è proprio bella.

Mentre nelle orecchie Beethoven mi travolge con impeto, forza e dannata potenza, il mio sguardo riposa ammirando cielo e terra senza trovarne il confine.

Violini e flauti che rendono maestosa questa vista caricandola di una forza che non ha: è solo neve. E a breve si scioglierà. Mentre ciò che ascolta il mio corpo, è qualcosa di eterno.

Fuori trovo staticità assoluta, dentro quest’uomo invece regna sovrana la tempesta. Ed io voglio farla mia. Voglio caos nella mia testa, voglio perdermi e ritrovarmi, e poi riperdermi, in balia dei pensieri, dello stordimento, del male che schiaccia e ti fa mancare il respiro, della gioia che schiaccia e ti fa mancare il respiro.

Perché poi si rinasce. Liberi. Per qualche minuto di straordinaria forza.

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