L’abitudine come divenire morale

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Se ogni quattro anni hai cambiato paese o città, scuola e casa, amici e a volte anche genitori, è assai improbabile che la tua vita sia scandita da delle abitudini. Eppure ci provo disperatamente ogni giorno, iniziando dalla prima colazione: 1 bicchiere d’acqua, 1 kiwi, 1 cereali con yogourt, 1 tea, 1 apfelsaft. Da 3 anni. Poi accompagno mia figlia a scuola: questa è una variabile non indifferente che potrebbe farmi saltare lo schema di tutta la giornata ( se avete letto i miei posts precedenti, anche tutto un mese). Ma se invece tutto fila liscio, sono quasi 2 anni che ogni mattina combatto contro tutti perché si sveglino e facciano quel che devono fare.

Poi….ecco l’anello debole dello schema. Poi cosa? Poi vado in ufficio? Non più. Poi scrivo. Poi leggo, m’informo. Poi m’invento le prossime 6 ore finché non devo andare a riprendere mia figlia a scuola. E poi mi devo inventare anche le successive 6 finché non andrà a letto.

Le abitudini sono qualcosa con cui lotto da tutta una vita: le odio, ma le amo, ho bisogno di loro. Eppure le evito, mi annoiano terribilmente. E quando scrivo mi “annoiano”, intendo dire che mi uccidono, dentro, l’animo, lo spirito, tanto che sento il bisogno di fuggire via, lontano da sola.

Vivere ogni giorno come un gran giorno, come fossi appena nata e dovessi scoprire le meraviglie del mondo, è fantastico, ma è anche molto faticoso, richiede una gran quantità di energie, mentali e fisiche. Mi piacerebbe calmarmi un po’ e perdere gran parte di quell’entusiasmo che mi caratterizza, per divenire una persona normale, con una vita normale, ambizioni normali, abitudini normali. Invece dopo un mese chiusa in casa con mia figlia malata, la prima cosa che faccio è comprarmi un volo per il Sudafrica. Da sola. A costo di vendere la borsa vintage della nonna.

Le abitudini rappresentano quindi, a mio modo di veder le cose, stabilità e certezza, sono un automatismo che ci guida, come scriveva un filosofo scozzese. Questo perché la spontaneità delle azioni ripetute, favorisce la stabilità delle stesse: ed ecco che il concetto di abitudine assume una connotazione positiva.
Ma se invece l’abitudine fosse un ostacolo alla spontaneità ed alla libertà di iniziativa? Se fosse pigrizia?

Nel mio cinismo e pessimismo cosmico concludo scrivendo che trovare sostegno nelle abitudini è senz’altro confortante e sviluppa un divenire morale di cui necessitiamo. Ma e’ anche vero che la ripetizione non deve escludere altri percorsi.

In realtà avrei voluto scrivere della giornata di sabato trascorsa con la famiglia e tanto di suocera, a Hamptons Court. Poi ho letto Tabucchi. E mi è uscito questo.

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