buondì mondo,
oggi è il 12 marzo e mi sento di scrivere le mie prigioni considerando che sono giunta al 24esimo giorno di clausura. Mi sento un po’ Rapunzel che, chiusa nella sua torre, un po’ legge, un po’ dipinge, un po’ cucina e un po’ sogna. Io soprattutto sogno. Sogno di viaggiare, da sola, in paesi lontani. Ma sogno anche una semplice ceretta per togliere ciò che di superfluo c’è rimasto nella mia persona ormai destinata ad essere pesante come il piombo. Le mie riflessioni si spostano da un “che senso ha la vita” a “forse dovrei avere più ottimismo e rassegnarmi ad essere una mamma”. Ma il mio animo multitasking non ce la fa. Chiede di più. Oppure non si riconosce nel solo istinto materno, oggi ai minimi livelli registrati.
Ma insomma, cos’è che manca ad una donna, madre di una splendida bambina e moglie di uno splendido marito, che vive bene, che può scegliere che fare della sua vita, che non ha angosce ne stress al lavoro perché scrive quel che gli pare e quando gli pare?
E poi ci sono i sogni. Ahhh questi sogni. Che ti svegli e ce li hai addosso. Sogno di innamorarmi tutte le sere. Poi quando mi alzo, siccome i protagonisti dei sogni li conosco quasi sempre, mi verrebbe da chiamarli e fare l’innamorata. Ma loro giustamente non sanno. E io resto con gli occhi a cuore tutto il giorno, sentendomi ancora più sola.
Ah me tapina, che dilemma. La solitudine gioca brutti scherzi. Ti fissi su un pensiero e quello non ti molla più, sta li attaccato, incollato alla tua mente e tu provi a dirgli “sciò, lasciami in pace” ma lui è più forte, e ti prende tutta, senza lasciare che la tua mente si occupi d’altro. E così, immobile, aspetto, aspetto che tutto passi, aspetto di capire, di leggere, di sorridere spensierata, di scrivere. Lo aspetto, aspetto quel momento.
Qui a Londra, è primavera, c’è il sole e fa caldo e poter ammirare questa meraviglia dalla finestra, è davvero un peccato. Vorrei poter esplorare la città, tutta, e poterne scrivere, dalle mews ai canali, dalle public houses (i pubs) ai parchi. La scuola punk di Viola deve attendere prima di riaverla, e così io per riavere il mio ufficio. E per sentirmi a Londra.


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