Sono nella parents room dell’asilo di mia figlia a scrivere, mentre proprio davanti ai miei occhi si svolge il corso d’inglese per mamme straniere.
Sono 7 donne, di cui 3 somale, altre 3 non so di dove, ed 1 nord europea. Più l’insegnante. Una delle 3 mamme, col suo velo maculato, mi ha presentata all’insegnante del corso come “sua sorella”. E’ una donna espansiva che parla meglio l’italiano dell’inglese. Mi dice che qui a Londra nessuno sorride mai, la gente è arrabbiata, mentre in Italia le persone sono gentili e sempre sorridenti. Aveva voglia di scambiare due parole in italiano, come se fosse nostalgica, come se il mediterraneo fosse complice tutto contro l’oltre manica.
Ma forse accade più spesso il contrario: Londra, l’antieuropea, come durante il British Empire e come recentemente è successo quando David Cameron si è schierato contro l’alleanza Sarkozy-Merkel.
Eppure, proprio qui, a Londra, capitale della Gran Bretagna, la New York europea, la città che ospiterà le Olimpiadi del 2012, ogni giorno, si parlano 300 lingue diverse.
E l’apertura, il dinamismo che regna nella metropoli anglosassone, fa sì che questa cosmo-poli sia mèta per cittadini di tutto il mondo, a cominciare dagli italiani. La sua multi etnicità poi è divenuta un punto di forza per la città stessa che si conferma internazionale, aperta, globale e che batte Parigi nell’aggiudicarsi i giochi olimpionici.
E’ europea perché fatta di europei che si trasferiscono qui, mentre tutti gli inglesi si rifugiano, almeno in vacanza, in Italia, in Grecia o in Spagna dove comprano case (la seconda) come fossero noccioline. Compresi i primi ministri, da Blair a Cameron, che si rilassano sotto il sole toscano o siciliano.
E’ europea perché nel suo programma culturale previsto per le Olimpiadi, è stato incluso il più inglese di tutti, Shakespeare, ma le sue opere saranno rappresentate da 37 compagnie teatrali in 37 lingue diverse.
Ma oggi basta essere Europea? Non dovrebbe forse essere globale?


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