Percorsi alternativi.

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“Being at “Hot Coffees” and writing about your life, isn’t that bad. But living that life you’re writing about, it’s another thing.” 

(Diluvia)

Riflessioni del mio cervello anglosassone durante il tragitto scuola > caffé macchiato, con stop a casa a prendere il mio Commodor 64, ovvero il mio computer super moderno. Sono un’amante del vintage.

(Sole)

Ma parliamo d’altro. Ad esempio del sole che si fa spazio fra le nuvole e ci fa sperare in una bella giornata. O delle mattonelle lucide del marciapiede, che bagnate, riflettono i rami degli alberi e le ombre delle persone. Non vedrete mai, qui a Londra, il tedio domenicale tanto osannato dai CCP: qui, la metropoli, brulica di gente, dalla mattina alla mattina. E questo stato febbrile, agitato, ti entra dentro.

(Diluvia)

Sono così agitata che da una settimana apro la porta di casa, e la richiudo lasciando le chiavi fuori. Dopo qualche ora sento ridere, aprire la soglia e lui che mi riconsegna le chiavi. Altro segno di grande agitazione è dato dal fatto che quando rifaccio il letto con lenzuola nuove, anziché usare il lenzuolo appunto, utilizzo un copri materasso, ruvido e spugnoso. C’è sempre qualcuno che ride.

(Sole)

“Bene!” rispondo. Bene perché sono sola tutto il giorno e la mia mente trova lo spazio necessario per potersi perdere nel nulla. La solitudine e il vuoto mi puliscono e mi tengono ancorata alla mia identità. Probabilmente non alla realtà. Che poi è successo anche qua. Anche qua ho il mio angolo di mondo dove vengo riconosciuta, chiamata per nome, salutata, a volte anche omaggiata di caffé macchiati. Ma è solo un piccolo angolo, minuscolo, una connessione con la mia vecchia vita. Entropia nella mia testa. Caos. Non si può vivere incontrando qualcuno che conosci ad ogni passo. Non è umanamente sopportabile. Nel vivere la mia vita, sono assolutamente contro le tre unità aristoteliche luogo, azione e tempo. E la mia vecchia città, sembrava proporre solo e solamente questo schema narrativo.

Certo che mantenere un equilibrio psichico con un tempo come questo, è impresa ardua. Ma per fortuna ci sono le abitudini. Nel mio cinismo e pessimismo cosmico trovare sostegno nelle abitudini è senz’altro confortante. Ma, come scritto in passato, la struttura della ripetizione non deve oscurare percorsi alternativi. Potrebbero anch’essi sostenere un divenire morale secondo un empirismo più casuale e irregolare.

 

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