Poter parlare con gli occhi ed il sorriso

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La mia vita bipolare prosegue.

Ieri mi sarei buttata giù da un ponte. Il giorno prima pure. Tre giorni fa, invece, avevo vinto la lotteria con un gratta e vinci. Oggi, per contro, mi sarei buttata giù dal bus. Ma non per disperazione. Piuttosto, per l’assoluta certezza di trovarmi nel posto sbagliato, al momento sbagliato. Non ero sull’autobus giusto. Me ne sono resa conto quando, pochi metri più avanti a me, è sorto un boato le cui onde sonore si sono diffuse ad una velocità mac 3 scontrandosi violentemente con le vibrazioni dei miei ormoni. Un sussulto. Poi, curiosità. Mi affaccio ed ho una visione. Celestiale. Bicipiti, tricipiti, addominali. Moltiplicato per cinquanta. Nudi. Su un autobus scoperto.
“Scusi, ma quest’autobus va in Paradiso? Siamo già arrivati? No perché se così fosse, allora questa è proprio la mia fermata.”Due piani di eccellenze inglesi, dai 20 ai 30 anni, dai 6 agli 8 strati di addominali, pettorali come se piovesse, spalle che ve lo dico a fare. Ora, se fossi una giornalista seria (cosa che senza dubbio sono), e se non fossi certa che mio marito si fa delle sane risate leggendo il mio blog, dovrei fare l’indignata, l’irritata e l’offesa, quella che protesta contro questa vergognosa, continua e costante estetizzazione generale della nostra esistenza. Ma la dimensione estetica può divenire il fondamento di una prospettiva rivoluzionaria. Quella, ad esempio, dell’accettazione del fatto che un autobus a due piani possa girare per Londra pieno zeppo di modelli a torso nudo che lanciano pacchi di mutande al pubblico (femminile) in uno stato di assoluto delirio. Sono le 10 mattino e la mia giornata comincia così. Con visioni misteriose, in un misto di oscurità e chiarore, a tratti di luce violenta. Ho capito che la l’estetica può aprire la via alla comprensione del senso della vita umana. Pullman brulicanti di virilità, un legame col divino, una manifestazione di un livello profondo dell’essere che non è raggiungibile per altre vie se non quella del double decker.

Sono le 10.30 e prima di tornare a casa dopo quest’esperienza mistica, decido di fermarmi per un caffé. Doppio. In fila, davanti a me per pagare, un uomo che mi sta leggendo tutti i giornali che ho comprato e che ho in mano. Senza ritengo. Così, quando esce per sedersi fuori al tavolino a bersi il suo cappuccino, da solo e in santa pace, decido di seguirlo e di sedermi al suo tavolo. Con lui, ci sono 3 suoi amici. Tutti molto rock ‘n roll: giacche in pelle nera, orecchini, occhiali scuri e sigaretta. Mi siedo con loro e mi prendo da accendere. Sono spagnoli. E io italiana. Parliamo nella loro lingua e ci raccontiamo un po’ chi siamo e cosa facciamo.
“Noi siamo una band e stasera FACCIAMO un concerto”. Ottima risposta. In due minuti sono sulla lista degli invitati. Nome e cognome, scritti a penna su un foglietto, e via. E fuori c’è il sole.

Sono le 12 e stiamo andando a fare un pic nic a Hampstead, un parco meraviglioso dalle cui colline puoi vedere tutta Londra. Non c’è traccia di baby sitter in tutta la mia rubrica telefonica. Sono spacciata. Mio marito poi, ha deciso di cucinare per me stasera e vista la sua creatività delle ultime settimane e la sua dimestichezza con il Cavoletto di Bruxelles (sito internet per ricette veloci, squisite e insolite), mi fido e vi avverto: il suo programma sta per battere quello più rock’n roll della banda spagnola. Se ci si aggiunge poi il filmino scaricato che da mesi voglio vedere (Le donne del sesto piano), beh allora per me la serata diventa imbattibile. Scusate se vi deludo. L’alternativa è andare sola al concerto. La vecchiaia incombe e le amiche rock scarseggiano.

Sono in modalità-amore, i miei pensieri attuali stonano con tutto quello che ho scritto fin qui.  (Ho mangiato a casa e visto il film). Vorrei i campi di grano e pioggia fresca per poterci ballare, e bagnarmi, e ridere. E poi esser dolce, e poter parlare con gli occhi ed il sorriso.

 

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