Buongiorno a tutti.
Vi ricordate la stanza dei genitori all’asilo di Viola? Quella stanza dove le mamme possono “chill out”, bere tea, caffé, leggere, scrivere, insomma, rilassarsi?
Ecco, vi comunico formalmente che “the parents’ room” è diventato il mio ufficio. Sì, sì, dico davvero, ormai ho la mia postazione fissa: scrivania, sedia, raggio di sole (quando c’è), cup of tea, mamme italiane, inglesi, arabe e africane, insegnanti, bambini. Quando entra qualcuno, mi chiede le informazioni. Allora da oggi ho messo le cuffie alle orecchie. Spente. Ma almeno gli altri pensano che io stia ascoltando la musica e non possa essere disturbata. Così non mi fanno domande.
Vorrei rimanere qui, tutte le mattine, tutti i giorni, tutto il giorno. Il mio ufficio. E Viola a un passo da me. La situazione perfetta per una mamma appena sbarcata sulla luna.
Se le aziende non mettono l’asilo, l’asilo mette l’azienda, cioé io. Io che mi sposto verso l’asilo, più precisamente dentro.
Oggi splende il sole e mi sento fortunata: Viola resiste al suo inserimento, ormai senza di me per 2 ore di seguito e questo mi tranquillizza e, nel mio spirito più egoista ed infimo, mi fa sentire una donna libera per 120 minuti. Queste due ore sono le ore più belle della mia giornata insieme a quelle del caffé da Starbucks che avviene subito dopo i 120 minuti di libertà. Quindi se omettiamo i 10′ di pettata in bicicletta su per la collina, riesco a raggiungere la bellezza di 145/150 minuti di impagabile libertà.
Da Starbucks c’è l’angolo giochi o “parco bambini” come lo chiama Viola: dal suo metro di bassezza le deve apparire un angolo gigante. Forse per questo i bambini vedono tutto immenso: non perché sono bassi, ma per far felici i propri genitori che tentano disperatamente di fargli apprezzare la vita ogni attimo della giornata. E con questa prospettiva il cioccolatino diventa il cioccolatone, il cavallino diventa il cavallone, l’angolo strimizzito di mezzo metro quadrato diventa il parco giochi. Fantastico. Ti prego Viola non crescere.
Ma per tornare a parlare di cose serie, ecco il mio programma: fintanto che Viola non si sarà inserita in questo nuovo mondo fatto di asilo, volti, lingua, colori, profumi e quant’altro, ho deciso che starò al suo fianco.
A Settembre, quando Viola inizierà la sua scuola, sempre statale, sempre punk, allora opterò per un posto di lavoro “fisso”: sapete qui a Londra di fisso c’è solo la linea telefonica. Tutto il resto scorre. Panta rei. E così il dinamismo che trovo nel mondo del lavoro è qualcosa di assolutamente nuovo per me. Mi spaventa ed entusiasma allo stesso tempo. Mi sto impelagando in un discorso lunghissimo che prometto affronterò per bene domani o dopo, adesso sono quasi le 11 e l’inserimento di Viola finisce qui. E adesso?
Caffé.


Leave a comment