E menomale non perduto.
Il film non è una commedia drammatica come si definisce, bensì un dramma con punte d’ironia. Forse definendolo commedia, si salva tutta quella parte drammatica che necessiterebbe più pathos. Ma per i suoi contenuti è decisamente un dramma.
George Clooney è un marito e padre assente. L’incidente della moglie, caduta in coma, risveglia in lui sentimenti paterni ed un nuovo entusiamo per la vita coniugale a venire.
La figlia maggiore, tornata a casa dal college per unirsi al dramma della famiglia, si dimostra inizialmente un’adolescente ribelle e allo stesso tempo incredibilmente matura, tanto da farsi carico di una verità scomoda che presto rivela al padre: la madre, e moglie, adesso in coma irreversibile, aveva un amante.
Padre e figlia partono alla ricerca dell’uomo. L’incontro con l’amante è surreale, veloce, incompleto, poco carico rispetto alla situazione. Clooney scopre che sua moglie avrebbe voluto il divorzio per scappare dall’altro; l’altro, l’amante, dichiara allo stesso Clooney di non aver mai desiderato abbandonare la sua famiglia per la povera donna in coma. Scontato. Lei lo amava, lui no. Una verità ancora più pesante per il povero (ricco) proprietario terriero Clooney, ormai solo con le figlie, improvvisamente adulte, coscienti, responsabili, che addirittura lo aiutano (la maggiore) nel congetturare l’incontro con il rivale.
Contemporaneamente George Clooney è in procinto di vendere dei terreni di famiglia che in qualche modo lo legano all’amante della moglie. Clooney deciderà di chiudere il cerchio salutando la moglie a cui viene staccata la spina che la teneva in vita, e non vendendo i terreni appartenuti alla sua famiglia da generazioni.
Il film è piacevole ma anche terribilmente crudo con le riprese di un corpo in coma per settimane e le reazioni dei diversi componenti familiari al dramma della madre e moglie, alquanto superficiali. I sentimenti di rabbia, dolore, amore e tradimento, non hanno un percorso definito e muoiono troppo veocemente. Si passa dall’amore ritrovato di un marito per la moglie in coma, al dolore per la notizia del coma irreversibile, per poi sfociare in rabbia alla scoperta dell’amante presto sostituita dall’accettazione del tutto allo staccarsi della spina. In una, due settimane al massimo.
Il dramma si sente tutto, per la morte, per l’abbandono, per il tradimento, ma si vive individualmente, non trasportati dagli attori che anzi, stupiscono per la povertà emotiva, sostituita spesso da cinismo ed ironia.
Il film ha ottenuto cinque candidature a premi Oscar.


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