W la mamma

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Essere presa come esempio alla scuola di Viola, qui a Londra, non è cosa da tutti i giorni. Sono stata premiata davanti a tutti per la mia pazienza, perché, con calma, sono riuscita a terminare l’inserimento di Viola in una scuola inglese ed anche alquanto punk.

Ad inizio “term”, ricorderete, rimanevo a scuola davanti alla sua classe, iniziando da quella dei bambini più piccoli, la “Duck’s room”.  Me ne stavo seduta sulle sedie in modo tale che lei potesse vedermi. Dieci minuti, poi venti, poi mezz’ora, poi un’ora. Raggiunte le due ore, me ne andavo nella parent’s room, che, se avete letto i miei posts precedenti, era diventata il mio ufficio da dove scrivevo i miei articoli per il Corriere ed i miei blogs (questo, quello mio personale e quello di Viola).

Sono passati tre mesi, di questi uno lo abbiamo passato malate a casa ed è stato il momento più duro. Reclusa in 70 metri quadrati di acari con una bambina tra l’isterico e il delirante.
Una volta uscite da le mie prigioni, ho comprato una boccia di vitamine, gliel’ho sparata in bocca e via a scuola. Secca dalle 9 alle 15. Ha retto. E continua a reggere. E mi parla in inglese, fa le recite davanti a tutti i bambini. Certo, continua a volermi uccidere, ma poi mi chiede scusa.

Oggi le ho anche comprato l’uniforme e la cartella perché qui danno già i compiti da fare a casa. Ha 3 anni ma a settembre inizierà la scuola. La mia Viola infondo ha un cervellino abile e veloce tra addizioni, sistema solare e libri imparati a memoria.

Quindi oggi, evviva me, evviva Viola che quando le chiedono come si chiama in inglese, lei risponde, storpiando il suo nome “My name is Vaiola”.

Post Scriptum cioé PS: per quelli che mi scrivono privatamente, grazie delle vostre mails, dei vostri commenti e delle vostre domande.

 

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