Ma da quant’è che non scrivo? Vi ho lasciati tutti così, sospesi in quest’aurea che sa tanto di divorzio all’italiana. Niente da fare, mi dispiace, non divorzio. Ne’ mi separo. Anche se sarebbe stato bello solo per potervelo scrivere. Nel senso che sarebbe stato un racconto intenso, sorprendente, inaspettato. Ma per fortuna la mia vita non è ancora dettata dai miei scritti. Non so se è una fortuna in effetti. Sarebbe bello potervi scrivere che domani vado in Messico, e poi andarci veramente. Solo perché l’ho scritto. Come al solito sogno. Come al solito, il Messico. Ma bando alle ciance, come si dice dalle mie parti e piuttosto, un pensiero, uno dei miei. Ho iniziato un nuovo lavoro, il sesto per la precisione. Il sesto di cinque lavori che attualmente svolgo. Se non l’ho già avuta, tra poco avrò una crisi d’identità (secondo me è in corso da anni). Mi chiedo se sto cambiando. Adesso ho un ufficio vero e proprio, dove mi reco ogni mattina. Dove mi chiedono come farò senza piatti, quelli che ho spaccato da sola l’altra sera in cucina in preda ad un crollo psicologico totale, ma neanche, in preda all’abbandono ecco, sì, sono stata abbandonata. Ne ho viste di peggio, ma a volte non te la puoi proprio prendere con nessuno. Quindi, come volevasi dimostrare, le ore successive alla distruzione di stoviglie, sono state ore paradisiache: lui trasformato, niente lavoro, tutto il giorno a casa, a fare la spesa, cucinare, occuparsi della figlia. Lei, Little Miss Sunshine, obbediente ma anche con le sue fisse: siamo sempre sull’Odissea, adesso rasente la schizzofrenia, tipo che la notte lascia sempre uno spazio nel suo letto per l’amico Ulisse, che però siccome si fa chiamare anche Nessuno, c’è ma non c’è. Ecco. Ma insomma sì, parlavo del mio ufficio. Ma dove sono realmente più presente sono i social networks, causa uno dei miei lavori. E proprio oggi ho ricevuto una proposta di matrimonio on line. Non conosco il pretendente. Però potrei accettare e meditare su una luna di miele. In Messico. Vivrei di niente, solo dei miei scritti. Guarderei il cielo dalla mattina alla sera, un po’ anche il mare. Cucinerei e amerei. E basta. Il resto sarebbe silenzio, e sorrisi felici di quelli per cui non devi dire niente. Ma siccome sono a Londra e di cose da dire ne ho tante, tantissime e il paradiso coniugale, quello per cui lui fa tutto ed io niente, è terminato sono completamente investita da inputs e stimoli continui, caos, entropia allo stato puro, luci, neons, scritte, gente, macchine, aerei, internet, emails, più di duecento al giorno….allora mi chiedo dove mi resta del tempo per pensare, per farmi quei meravigliosi viaggi che sfociano in parole certamente migliori di quelle di oggi, scritte da una mente stanca e molto chiusa, concentrata a focalizzare la realtà.
Infatti torniamo alla fantascienza….come quando partorite, più urlate e più grande sarà la stima nei vostri confronti, idem per le scenate: non vi trattenete, non abbiate alcun timore, anzi, spaventateli. Vivrete 48 ore da favola. Tappeti rossi si stenderanno al vostro passaggio, comprensione totale degna del più caro degli strizza cervelli vi avvolgerà e inebrierà tanto da lasciarvi incredule, improvvisamente non si baderà più a spese, saltano tutti gli schemi, i budget, i piani ed i programmi. Sclerate donne sclerate. Ma solo una tantum, per carità! Per me ad esempio, a parte un pollo congelato lanciato il giorno prima del mio matrimonio spaccando un lavandino in porcellana, questa era la mia prima volta. In otto anni.



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