Direttamente dalle nuvole, anzi no, dal cielo blu che più blu non si può. In questi giorni in cui sembro aver perso la mia spensieratezza, riflettevo sul come poter riuscire ad estraniarmi da tutto il caos che prevale nella mia mente, e tornare a raccontarvi della mia vita londinese, delle mie elucubrazioni sul nulla, di Vaiola e di Mr. Uomo dei Numeri. La storia è questa, che poi è anche la soluzione: ho iniziato a lavorare, seriamente e questo mi rende assolutamente concentrata, estremamente seria, tanto che mi sembra d’aver perso me stessa. Sono giorni che provo a scrivervi, ma ogni volta che rileggo i miei pensieri nero su bianco, tutto mi sembra inutile e poco interessante. Quando invece, proprio intorno all’inutile ed al poco interessante, ho costruito questo blog, con migliaia di lettori e followers. Perché tutti abbiamo bisogno ogni tanto del nulla. Dunque per continuare ad avere quella forma mentis, devo ignorare il fatto che adesso le persone del magico mondo del lavoro, si aspettano da me serietà e precisione. Devo scavare nei meandri del mio carattere, per rispolverare quel mio lato maniacalmente attento e control freak. Devo ritrovarlo perché nel frattempo sono cambiata. Ai colloqui di lavoro vado in jeans e maglietta, all star rosa shocking e non penso che il mio aspetto possa minimamente influire il mio interlocutore. E se così fosse, devo aver sbagliato interlocutore. Sono più tranquilla e forse ho trovato questo nuovo lavoro, grazie ad un nuovo profilo, mio, più basso, più creativo e meno paranoico sul cosa sia giusto e cosa sbagliato. Io sono giusta (non nel senso inteso dai paninari, truzzi e galli di dio) e questo basta e avanza. E certamente non posso cercare di compiacere tutti. Certo, il colloquio di lavoro in jeans e maglietta, all star e figlioletta moccicante al seguito, non l’ho fatto, come potrete immaginare, con Lehman Brothers (anche perché non c’è più), piuttosto in qualche posto con tante idee, immaginazione, colore e fantasia. In una casa di produzione. Il motivo della mia assenza prolungata dal blog, è dovuto in parte al fattore serietà che si è impossessato di me, e che mi inibisce, ma in parte anche al fatto che oltre a questo lavoro, ne ho altri due della stessa portata. E questo rende la mia vita un frullatore, un magimix, anzi no, un bimbi perché prima frulla e poi cuoce. Ed io sono frullata e cotta. Dall’avere qualche progetto su cui lavorare, a scadenze assidue ed ansiolitiche. Sì, è proprio così. Ma detto questo, non posso nascondervi che qualche domanda me la faccio ancora. L’ultima è stata più o meno interessante: “Caro, secondo te quanti giorni al mese riesco ad essere una persona normale?”. Lui, secco e immediato: “3”. Segue un mio “wooooowww, ma è meravigliosoooo” ed un suo: “ ok….forse 2”. Il punto è questo: il Signore non è stato gentile con me facendomi dono di una discreta scarica di adrenalina perpetua e costante, poi, non contento, sempre durante la creazione, così come si copre una torta di zucchero a velo, mi ha coperta di ormoni che dicono tutto di me, comandano loro lasciandomi spesso (27 giorni al mese) senza possesso delle mie facoltà di intendere e di volere. Ho quelle vocine che mi dicono cosa fare, anzi, il passaggio è più veloce, magari me lo dicessero, agiscono loro per me. Quindi se mi sentite sbraitare stile mastino napoletano, sappiate che non sono io, no no, per carità, io sono dolce e carina, quell’obrobrio è l’altra me. Spero tanto che Little Miss Sunshine abbia un lato calmo predominante. L’Odissea ha sostituito le favole della buona notte, e ogni giorno anziché giocare con la sirenetta o cenerentola, gioca con Nettuno, Hyperion, e nella migliore delle ipotesi con “quell’urbiacone di Bacco”. Mentre guarda Fantasia, spiega a noi tutti cosa sia la Grecia e gli Dei che la popolavano. Oppure com’è nato il mondo. E gli indovinelli (non ne azzecco uno) sono sui nomi (latini) dei dinosauri per passare poi al perché della loro estinzione. Al terzo nome latino, l’ho portata dal dottore. Non mi ha diagnosticato niente di particolare se non una probabile varicella. Ma non era stata vaccinata? Non importa, mi dicono. Sì e chi glielo spiega adesso a quella mente scientifica di mia figlia che il vaccino non ha funzionato? Quindi, mentre io sono a 30.000 piedi dall’altezza e sorvolo le Alpi, l’uomo dei numeri pure, ma in direzione Russia (speriamo torni con le tasche imbottite di vodka), Little Miss Sunshine è con la sua tata, sì e no a 1 metro d’altezza, la sua. In Italia poi ci sarà uno scambio nel senso che mia madre, quella santa donna, zomperà sul mio aereo che se ne torna a Londra. Ho organizzato una macchina da guerra e speriamo funzioni. Che Dio ce la mandi buona.



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