Il fatto è che qua fa freddo ed io mi ostino a fare docce bollenti per scaldarmi ma poi i capelli mica me li asciugo. Allora stasera andando a vedere il confronto tra i due candidati del beeeeeep, m’è parso di prendere una frescata di troppo e adesso mi sembra che quella frescata sia stata letale per la parte sinistra del mio cervello (che non so che comanda ma anche se comandasse il mio cervello, non se ne accorgerebbe nessuno). Ecco, tipo che mi sono paralizzata e son tornata a casa a bocca aperta. Come se fossi costantemente stupita. Il che poi non si distacca troppo dalla realtà visto che non mi abituo mai a nulla. Ed è anche per questo che nessuno si è mai abituato a me. Ne’ annoiato. Anzi, sono troppo di tutto. Forse dovrei essere meno. Adesso ad esempio sto lavorando nel mio nuovo ufficio (giuro che tra qualche mese smetterò di chiamarlo “nuovo ufficio”) e mi sento molto concentrata in questo. Ho finito il mio lavoro con la Reuters. Sto finendo la campagna elettorale all’estero, e scrivo anche meno. Ergo riesco ad essere quasi una sola persona che fa per lo più una sola cosa. Mi sembra incredibile e meraviglioso allo stesso tempo. Ma vorrei raccontarvi della meravigliosa esperienza che ho vissuto nelle ultime settimane. L’esperienza “Allegra che parla ad una conferenza davanti a migliaia di persone”. Poi c’è anche l’esperienza exit polls, ma quella magari ve la racconto un’altra volta. Dunque, mi chiedono di parlare alla conferenza. Non posso dire che non me l’aspettavo perchè in ogni team che si rispetti, la mamma blogger ormai è trendy. E allora come deludere le aspettative e non imbarcarmi in un discorso sulle donne? Ci dormo sopra. Non penso all’indomani, e alla paranoia che si impossesserà di me man mano che il tempo stringerà ed io sarò sempre convinta di potermela cavare a braccio. Incosciente. E leggera. Quindi mi sforzo e prego ogni dio e religione, ogni angolo della mia coscienza e razionalità di attivarsi e rendermi una donna intelligente almeno per qualche minuto. Così chiamo i miei assi nella manica: Sabrina, Tina e la Goldman Sachs. Mescolo il loro scibile al mio, e a 1 ora dal grande momento ecco che il mio discorso é bello che pronto. Mi piace e non fa una piega. Non ricordo gli attacchi di alcuni pezzi così trovo un metodo per memorizzare tutto mio: associo dei colori alle frasi che non mi entrano in testa. Cambio il font da nero a rosso o azzurro, giallo o verde. La mia memoria funziona. Allora è proprio l’ora di andare. Sono maniaca: mi registro il discorso sull’iPhone e me lo riascolto a manetta lungo il tragitto per la conferenza. Poi improvvisamente mi rendo conto che sono in jeans e all star: alla faccia della mamma blogger. Ma io non voglio essere la mamma blogger. Io sono io e sono in jeans e scarpe da ginnastica. Si però Allegra con un vestitino carino saresti ancora più graziosa. Ma poi mi prendono per quella che fa i discorsi intelligenti in minogonna, alla Jo Squillo. Intanto Jo Squillo cantava con Sabrina Salerno “siamo donne” e facevano appunto discretamente schifo. Anche se poi Jo ce l’ha fatta e adesso intervista tutti. Mi sto perdendo. No. Ecco. Vestitino. Preso. Ma qua le avete scarpe col tacco? No, non ci sono. Allora mi chiama per favore il tipo del negozio davanti che fa scarpe e gli chiede se ha delle scarpe allacciate nere senza troppo tacco per favore? Gli dica di immaginarsi una conferenza. Si si glielo dica io l’aspetto qui mica vorrà che attraversi la strada col vestito e basta, no? Guardi che lo faccio. Mmhh, bene grazie allora aspetto qui. Tutto torna, tutto sta a pennello, prendo e parto per la mia crociata sulle donne. Manca un’ora all’inizio dell’evento ma tanto io parlerò dopo cena. Arrivo. Ho il pass da speaker. Fichissimo. Non mi capiterà più nella vita. Tutti mi dicono che sto bene ma che sono proprio inglese col mio vestitino rosso. Secondo voi era un modo carino per dire che sono troppo colorata? Pazza? Inopportuna? Ci vado a nozze. Poi lo shock: parlo tra mezz’ora, per seconda. Si. Sbrigati Allegra se non vuoi fare una figuraccia a livello nazionale. Ecco, semplice e incoraggiante. Quindi che faccio? Devo concentrarmi, devo ripetere non so a memoria il discorso e non voglio leggerlo perchè sono cose mie, che sento e che devo dire. Trovo una stanza. Isolata e fredda. Sono a maniche corte. Forse intendevano questo quando mi davano dell’inglese. Provo e riprovo, ma non entra, quando mi vedo lassù coi fari puntati e la gente che mi guarda, mi manca il fiato. Allora non ci penso. Penso solo a me e al mio discorso che è un bel discorso e fil proprio bene. Basta. È più importante il fine del mezzo, e cioè dire la verità. Come non importa. Mi chiamano. Tocca a me. Mi chiamano sul palco, applausi, luci, scale e poi, miracolo! Quest’anno c’è un leggio! Ci metto subito l’iPhone col testo del discorso non si sa mai. Togliamo la linea e mettiamo “uso in aereo” che come minimo mi chiama mia nonna per dirmi che il “tipo del piano di sopra” l’ha violentata. “Nonna, volevo ricordarti che hai 90 anni….”. Per fortuna niente di tutto ciò accade. Io parlo, a mio agio, felice e sicura, una di quelle cose che mi è sempre riuscito fare fin dai tempi della scuola. Mi batte il cuore da matti ma sono felice, lassù a parlar di madri che vogliono anche lavorare. 6 minuti. Scendo dal palco. Applausi. Esausta torno dov’ero. Sul pianeta Terra. Stanca. Stremata.


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