Voglio una vita, spericolata, voglio una vita come….

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…quella che ho. Sono qui, a casa mia, all’aeroporto di P. di nuovo in partenza. Nonostante io mi sia svegliata alle 7 per prendere un taxi alle 7.30, un bus alle 7.45, arrivando all’aeroporto alle 8.45 con un volo che parte alle 11.30 solo per timore di perderlo (e probabilmente riuscirò a perderlo lo stesso restando imbambolata a guardare fuori dalle grandi vetrate, aerei che decollano, sognando la solita destinazione esotica…), oggi per la prima volta (più o meno) mi sono posta questa domanda:” E se non partissi?”.Ecco. Me la sono posta e me la sono anche risposta. Purtroppo. “E se non prendessi quell’aereo e rimanessi qui a far finta di non esser mai partita?”. Il mio cervello non aveva neanche finito di formulare il pensiero che mi sono piombate addosso le seguenti riflessioni “Oddio-l’uomo-dei-numeri-solo-a-londra-con-Litlle-Miss-Sunshine-lui-lavora-io-che-me-la-godo-la-vita-non-può-esser-solo-sacrificio-per-me-no-ma-effettivamente-neanche-per-lui-peccato-sarebbe-stato-bello-oh-si-come-sarebbe-stato-bello” con una sequenza di immagini meravigliose sul mio soggiorno utopico. Allora forse sarei potuta scomparire. TG1 “E adesso una notizia dell’ultim’ora, Allegra Salvadori, giornalista e blogger Italiana residente a Londra è scomparsa poche ore fa dopo un soggiorno nella sua città. La ragazza era tornata per un convegno sulle notizie ad alta velocità e da allora non si hanno più notizie, appunto”. Che bello. Vi immaginate? Nessuno sa dove sei. E tu puoi essere ovunque. Intanto la mia mente, reduce da un’educazione a pane e James Bond, inizia a fantasticare sul come passar la frontiera senza farsi acchiappare. Mi vengono in mente pullman e rispettive stive, passaporti falsificati, cellulari disintegrati. Poi lavoretti tipo cameriera in qualche bar per tirar su due lire, magari sulla spiaggia, vicino a qualche palma, noci di cocco e amache a profusione dove dondolare cullati dal suono delle onde dell’oceano. Due tavole da surf. Ragazzi, ce la farò, sappiate che ce la farò. Un giorno. Una vita fatta di cannucce di plastica infilate dentro noci di cocco. Ma tornando alla realtà, tra poco m’imbarco e la destinazione sarà tutt’altro che esotica: mi attende un bel -3 in quel di Londra. Qui accanto a me sono seduti dei bambini italiani, rumorosi e maneschi come al solito. Messico dove seeeeiiiiiiii? Sono partita da Londra seria, coerente e convinta, decisa, con le mie idee sul come sopravvivere a dei giorni di lavoro tutti italiani. Ho fatto le cose per bene, meditando, con calma e molta tranquillità. Ma poi sei così tranquillo, concentrato, bravo, coerente, deciso, che forse ti manca qualcosa di più disordinato, istintivo, naturale, passionale. Ed eccolo che te lo ritrovi lì, davanti agli occhi, che ti prende e non ti lascia. E tu vorresti farti tenere così all’infinito, incastrata dai tuoi stessi pensieri. Perché è casa. E non è l’imprevisto. E’ proprio la tua vita che è così. E l’accogli perché non puoi farne a meno, perché fa parte di te e quindi ci devi fare i conti che ogni volta sono diversi eppure tornano sempre. E’ un incastro, mentale, fisico, emotivo, è la confusione che hai in testa, è la luce che vedi, è quello che ti piace, è quello che vuoi. Non vuoi ordine, vuoi disordine. Ecco il mio disordine che mi viene a bussare alla porta, non sai mai per quanto, ma sai che c’è. Forse ogni tanto si possono mescolare le carte, tentare di rimetterle a posto, guardarle, ma poi vanno di nuovo mescolate e bisogna giocare. Come tutti, anche io ho la mia uscita di emergenza, il mio piccolo spazio mentale dove mi concedo divagazioni come queste, dove lascio entrare il disordine e non mi preoccupo di mettere in ordine. Senza paura di controllare, prevalere, vincere. Per sentirmi felice e spensierata in una vita che ti terrebbe incollata alla realtà, al dovere, dove io resisterei un nano secondo. M’imbarco. Per Londra. Col mio vero passaporto e non in una stiva o bagagliaio di un pullman. E sono anche piuttosto felice e ottimista, hashtag sapevatelo. 

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