P(R)ITTI WOMAN

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La mia anima trasversale mi porta qui, a Pitti, nel pieno del magico mondo della moda. Sono una giornalista, ma a volte me ne dimentico. In questi giorni, sono decisamente giornalista. Non faccio che scrivere, correre, fotografare, parlare, bere, fumare. Perché se sei giornalista e scrivi anche di moda, oltre a doverci capire qualcosa (e qui il mio passato mi aiuta), devi anche conoscere, sapere, e sì, anche essere un po’ glamour o almeno dare la parvenza di. Non so bene come, perché per quanto mi riguarda, lasciare la mia uniforme di jeans, nike e t-shirt è un vero shock. Fatto sta, atterro con le ginniche, un’ora dopo barcollo su tacco 12. E mi sparo in sequenza: Onitsuka Tiger e Reebok. Bello direte voi. Come no! Vi rispondo io. Sono atterrata alle 4 a Pisa ed avevo già perso 10 chiamate della redazione, 4 messaggini e una ventina di email. Come dire, ansia. Arrivo a casa, mollo la valigia ed entro in un giro di taxi che ormai ne uso uno solo tipo autista personale. Mi porta, mi aspetta, mi riprende, mi riporta ecc. Ci siamo trovati. Onitsuka Tiger: fico. Location: Stazione Leopolda, il che già è magnifico. Immaginatevi una vecchia stazione dei treni, immensa, con tubi innocenti a vista. Sono dentro Pitti fino al collo. Da lì, corro all’evento successivo, che secondo i miei piani doveva già esser chiuso. Raccatto un pass di non so chi (c’è praticamente un commercio di pass) perché non ho fatto in tempo ad andare a ritirare il mio. E faccio un po’ come Hugh Grant quando si presenta alla conferenza stampa con la tessera di Blockbuster….e ovviamente funziona, sono dentro il magico party dove verrà a suonare quello scoppiato di Morgan. Ma Morgan si presenterà alle 10 e tu starai qui inchiodata tipo paparazzo fino alle 10. E Morgan? Manco l’ombra della sua acconciatura. Poi, finalmente, intravedo una camicia gotica, un paio di scarpe lucide, una giacca in velluto e delle mani con smalto rosso. Attenzione però, smalto solo alle estremità. Quindi, arriva questo genio del marketing e s’infila in un camerino. E io dietro. Nessuno se ne accorge. Nemmeno lui. Finalmente si gira e mi vede. “E tu chi sei”. Infatti. E io chi sono. E soprattutto, perché sono qua dentro? Devo scrivere, mica fotografare. Ah già, ma i fotografi non sono riusciti a entrare? Certo che sono entrati Allegra, che ci fai nel camerino con Morgan? Beh, i fotografi sono lì, fuori dal camerino, io invece sono dentro. Allora fotograferò! “Sorridi?”. Ho la foto per la redazione, il telefono squilla, la redazione mi chiama, corri da un’altra parte, io scrivo, fotografo, vado a letto. E domani è un altro giorno.

 

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