Che devo fare, Pablo?

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A me le cose vanno dette come sono, senza tanti giri di parole. E’ il mio lato maschile. I discorsi troppo sbrilluccichini non li capisco. Un giorno, quando ancora ero nulla facente, cioé tenevo in piedi casa e famiglia, sono andata al Museo della Scienza, qui a Londra, e tra i vari esperimenti interattivi, ricordo un test che tramite le sue domande e le tue risposte,  verificava quanto prevalesse nella tua personalità e istinto, il lato maschile o quello femminile. Dalle mie risposte risultava che io fossi un uomo. Che vi devo dire. Padre e fratello mi hanno plasmata. Fatto sta che io qui non ci capisco niente, cito testuali parole di Rob:

“Nei 91 anni della sua vita, il pittore Pablo Picasso abitò in diverse case, alcune delle quali in affitto. Quand’era assalito da un improvviso impulso creativo non si faceva scrupolo di disegnare sui muri di quelle abitazioni provvisorie. Una volta il padrone di casa gli chiese dei soldi in più per ridipingere le pareti. Poi Picasso diventò l’artista più pagato di tutti i tempi e forse quel signore si è pentito di non aver lasciato i suoi scarabocchi dov’erano. La prossima settimana, Capricorno, non fare come lui.”

Come lui chi, Picasso? O come lui padrone di casa? Ed eventualmente, cosa vorrebbe dire? Provo ad applicarlo alla mia vita di tutti i giorni, ma non carpisco il senso, la metafora. Detto questo, oggi a Londra nevicava. Forse per questo sono confusa. In generale. Ma come può nevicare a Giugno? Sì, lo so’, è Maggio, ma è anche Giugno.  E poi stanotte ho fatto un incubo. La mia migliore amica, si tu, sto parlando di te che dai il viagra al tuo cane tutti i giorni per far sopravvivere quella specie di panchetto da piedi nero, insomma stanotte volevi uccidermi. Con l’acido. Classico film alla James Bond dove io scappo per tutta Londra, vicoli ciechi, salto sopra le macchine e soprattutto chiedo aiuto disperato. Sto pensando a cosa ho fatto ieri sera per aver prodotto sogno tanto malato. Beh, ieri sera ero sola a casa con la mia amica francese e punk, M. Ero curiosa e così le ho chiesto della sua vita e di quello che le piace. E siamo finite a parlare di tutto. Forse la parte fetish e il giardino delle torture mi hanno un po’ turbata. Ci sono dei corsi meravigliosi di bondage che secondo me andrebbero fatti. Ovviamente non so di cosa sto parlando. Tornando al presente, vero, reale, attuale, ora, qui, adesso, sto facendo le valige perché domani partiamo. Ci aspetta una settimana tutta italiana. Due feste, un battesimo ed un matrimonio. Un’immersione totale. Al rientro invece traslochiamo. In una casa più bella, più grande e meno cara. Non ci credo finché non ci sono entrata. E poi sarà il momento della vera star della famiglia, Miss Little Sunshine. Compie 5 anni. E le faccio una festa nel giardino comunale sotto casa. Ho organizzato un sacco di giochi, come la caccia al tesoro, il volano, la pentolaccia. In Inghilterra fare una festa per bambini equivale a preparare un matrimonio. Reale. Nel senso della famiglia reale. Innanzitutto le aspettative sono altissime. Sempre. Perché spesso accade che vengono chiamati dei professionisti che organizzano feste da capogiro. Ho pensato “bella idea”, ho guardato su internet ed ho scritto un paio di emails. Le risposte valevano £500 l’una. Cibo e location esclusa. No dico, ma siete pazzi? Due ore di intrattenimento per 10 nani che corrono in giardino e che giocano anche con le foglie secche e le formiche e voi chiedete £500? “Eh ma siamo in due”. E sti cazzi? Quindi ho organizzato tutto io. Faccio io la professionista. E se va bene, so quale sarà il mio business nei giorni a venire. Poi devi mandare gli inviti. E dopo le cartoline di ringraziamento. Ed i regalini per gli amichetti di tua figlia che intanto hanno sterminato il giardino e tutti i cupcakes. Vi manderò foto dettagliate dell’evento. Ma prima voglio godermi un po’ l’Italia, cercando di non sclerare facendo le mie parti a pazza per treni fermi, in ritardo, biglietti con sconto comitiva improvvisato, strisce pedonali inesistenti, gente rumorosa e troppo colorita.

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2 responses to “Che devo fare, Pablo?”

  1. Chiara

    ……avevi bevuto un gin tonic di troppo prima di questo tuo blog….?

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  2. purtroppo no. Ma mi hai dato un’idea

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