Utrecht. Sono in classe, dentro l’Università di Utrecht, e visto che sono stata accettata al Master in Conflict Studies and Human Rights, sono seduta a seguire una lecture sull’impatto che le sanzioni hanno sui paesi in guerra. Tutto l’opposto di quello che leggiamo sui giornali o che la EU ci racconta. Ma non sono qui per parlarvi di questo.
Forse non sapete che da The Blair Mum Project 1 (Londra) a The Blair Mum project 3 (Utrecht), c’e’ stato un brevissimo The Blair Mum Project 2, a Dubai, in Medio Oriente, dove ho vissuto, insieme all’Uomo dei Numeri e Little Miss Sunshine, quattro anni. Quattro anni in cui non ho piu’ potuto scrivere. Ho fatto altro, certamente. Ma il mio flusso di pensieri è stato bruscamente interrotto. Ma oggi non voglio parlarvi nemmeno di Dubai, anche se succederà inevitabilmente prima o poi. Oggi vi parlerò del mio gatto Lili.
Read more: Forse non sapete che…Il mio gatto Lili era un British Shorthair. Con Lili ho imparato tante cose. Prima fra tutte che Lili è un British Shorthair blu. Sì, proprio così. Lili era blu.
“Pronto buongiorno, vorrei registrare la mia adozione di un gatto”
“Bene, ha un micro chip?”
“Si, certo, ecco il numero.”
“Bene. Mi risulta che il suo gatto sia un British Shorthair di colore blu.”
“Come blu, no, si sbaglia, il mio gatto è grigio.”
“Signora, si dice blu.”
“Allora quando il cielo è grigio posso dire che è blu? E quando i capelli iniziano ad essere sale e pepe posso invece dire che sono del colore del cielo, blu anche quando è grigio?”
Lili è arrivata da noi tramite una fotografia. Cercava dei padroni ed ha trovato noi. Siamo andati a prenderla ad Abu Dhabi a Gennaio del 2018 che aveva già due anni, ed era già grassa. Ma bellissima. Scettica, riservata, con un che di regale, Lili aveva il suo modo di amarci. Ci ha messo due anni, circa. Ma poi ci ha riconosciuti ed accettati come la sua famiglia.
Lili si chiamava Barbara e veniva dall’Ucraina. Non so che viaggio abbia fatto, ma con noi ha proseguito ciò che qualcun altro aveva deciso per lei: Ucraina, Emirati Arabi Uniti, Italia, Olanda. Lili non ha mai scelto cosa fare della sua vita, forse per questo, per avere un po’ di controllo su chi voleva essere, sceglieva a chi dare un po’ del suo amore. Ed era Little Miss Sunshine in primis. Poi c’era l’Uomo dei Numeri, sotto la cui scrivania, se la russava 8 ore al giorno. Lui lavorava, lei russava.
Io venivo per ultima, perché ero un po’ pestifera con la nostra Lilotti, che, intendiamoci, era la Naomi Campbell dei gatti. Non accettavo che non mi amasse, o meglio, che non mi dimostrasse il suo affetto, e così la prendevo sempre in collo per coccolarla, cosa che lei non amava particolarmente. A volte facevo di peggio, tipo tirarle la coda per trattenerla da me, ma lei riusciva a scappare sempre. E forse mi odiava. Ma nel tempo ho capito che Lili non era capace di odiare. Lili voleva essere lasciata in pace. Ci voleva sempre intorno a sé, ma era lei che si palesava. Dormiva con noi, mangiava con noi, e quando noi andavamo via, lei soffriva. Non è mai stata sulle nostra ginocchia, non ha mai dormito con noi nel letto, non si è mai seduta accanto a noi. Si teneva sempre a distanza, ma sempre vicina a noi.
Molti gatti preferiscono non lasciare mai la casa dove sono cresciuti, soffrono se vengono spostati. Lili detestava stare da sola. Quindi era con noi ad ogni partenza, per un week end, per una settimana, per tutta l’estate. Le trasferte non la disturbavano: lei dormiva anche otto ore di seguito in macchina senza batter ciglio.
Tutte le mattine alle 6 Lili ci chiamava e questo era l’unico momento in cui ci degnava di un contatto fisico: con la zampa, provava a svegliare l’Uomo dei Numeri ancora supino nel letto, per ricevere da mangiare. Poi miagolava tipo sirena che allerta una catastrofe imminente, non stop. A volte le tiravamo il cuscino addosso per allontanarla, per lasciarci in pace. Ma lei scendeva giù, al piano di sotto, e riattaccava a miagolare. Amplificando il suo suono. Non si sa come.
Lili mi ha insegnato ad accettare tante cose, tra cui la sua morte. Lili mi è morta tra le braccia, forse per un infarto, non si sa. Lili è morta Sabato 16 settembre e sarà cremata oggi, Lunedì 18 settembre. Qui in Olanda. Mi hanno chiesto se volevo le sue ceneri. Ho risposto di sì, che emotiva come sono, volevo le sue ceneri e tutto quello nche potevano darmi per rendermi la mia Lilotti. Ma non è così. Lili è morta e non c’e’ stato niente da fare, neanche la corsa dal veterinario.
Lili è la terza vita che mi si spezza davanti agli occhi. Ho visto morire un signore in acqua quando avevo cinque anni: parlavamo sotto il suo ombrellone in spiaggia, poi lui è andato a fare il bagno e mentre lo cercavo con lo sguardo in acqua, ho visto una gran confusione. È venuto l’ambulanza a prenderlo e l’ha coperto con un lenzuolo bianco. Poi c’e’ stato mio figlio, Orlando, anche lui coperto non con un velo ma con una tenda. Poi a Dubai il nostro cane, Selva, di appena tre mesi. E adesso la nostra Lilotti.
Lili era riservata e non dimostrava il suo amore se non in rare occasioni. Questo stranamente rende la sua morte un poco meno dolorosa: ci sono meno ricordi emozionanti, meno interazioni, meno condivisioni. Tante foto però che oggi mi insegnano una storia diversa: piango al suo sguardo, ai suoi occhioni buoni, rispetto la sua scelta (o carattere) di riservatezza, rispetto ed onoro tutto quello che è stata in grado di darci, e rispetto come si è riuscita ad adattare alla nostra famiglia, non da ultimo al nostro cane, Acciuga. Lili mi ha insegnato che ci sono tanti modi di amare un gatto, di amare lei. Lili è morta giovane, e come succede ad Aoshima, probabilmente inizierò a venerarla adesso e per sempre. Ho pensato spesso se fosse la reincarnazione di qualcosa o qualcuno, e forse l’ho venerata anche in vita visto che le ho attribuito così tanta importanza. Ma non l’ho mai temuta. Lili resterà sempre nei nostri cuori e sebbene fosse “solo” un gatto, tutta la famiglia estesa aveva imparato ad amarla. E per questo ci mancherà.












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