Non è il fare a determinare l’essere. Oppure sì?

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Non succedeva da mesi: Little Miss Sunshine è malata. Little Miss Sunshine e sua madre, sono serrate, ma che dico, murate vive in casa. Da 48 ore. Little Miss Sunshine e sua madre, stanno alla frutta. Tutto ciò è deprimente. Vorrei poter dire “ma il cielo è sempre più bluuuuu”, ma non è difficile immaginare che fuori è grigio pantone warm grey 1, piove orizzontale con vento e tante foglie secche che ti si appiccicano ovunque. Fa freddo. Mi mancano il caldo e la luce che ho assaporato qualche giorno fa a Roma.

Stare chiuse in casa a fare la mamma, mi manda in tilt. Mi sembra di non essermi mai spostata, anche se la settimana scorsa sono stata a Parigi per 1 ora e a Roma per 56. Sono convinta di avere diritto a lamentarmi perché la malattia di mia figlia ostacola di fatto la mia creatività, il mio lavoro e soprattutto la mia sanità mentale. Arranco tra lavoro, famiglia e “altro” (“mi dà 1 etto di prosciutto crudo tagliato sottile per favore?”, “bene Signora, altro?”, “altro grazie”). Ecco, in questo caso “altro” vuol dire, nient’altro. Nel mio caso “altro” vuol dire tutto, assolutamente tutto il caos che regna intorno e dentro di me.

L’altro giorno, seduta in aereo, ho provato a disegnare la mia vita (non in senso metaforico), per vedere se una visione d’insieme delle cose avrebbe alleggerito quel senso di oppressione che provo. E quel che è venuto fuori è questo.

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Il tempo che dedico alla famiglia è limitato alle sole ore della mattina e della sera, quando cioé mi sveglio “Violaaaaaaaa, è tardi, sbrigati, bisogna andare a scuola, mettiti le scarpeeeeeee”, a quando vado a letto “Violaaaaaaa, è tardi, sbrigati, bisogna andare a letto, levati le scarpeeeeee”.

Importanti studi dimostrano (oggi che tutti studiano tutto e, soprattutto, che tutti giudicano tutto, si dice così) che non è importante la quantità di tempo trascorso con tua figlia, quanto la qualità. Appunto. Oltre a Little Miss Sunshine, c’è anche l’Uomo dei Numeri però, che da quando mi vede donna in carriera, non trova più la cena pronta. Quel che trova è, invece,  un avanzo di vita, svenuto sul divano con gli occhi sbarrati, due cellulari accesi, un computer ed un tablet, ognuno di questi sincronizzato su un indirizzo di posta elettronica diverso, eppure appartenente alla stessa persona: io. 

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Per assurdo dedico più tempo al mio lavoro, perché mentre sto urlando “Violaaaaaaaa, è tardi, sbrigati, bisogna andare a scuola, mettiti le scarpeeeeeee”, sto anche controllando gli emails di lavoro e da quel momento non smetterò più fino a quando non andrò a letto. 

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Poi ci sono gli hobbies, o le responsabilità civili, come questo blog che fa tanto bene all’umanità intera. Per questo e tutti gli altri (blogs), il tempo dedicato è esclusivamente dopo le 23, quando comodamente a letto, con il cervello che non si ferma, inizio a spippolare sulla tastiera parole, per lo più senza senso. Questo è il momento della giornata in cui l’odio dell’Uomo dei Numeri nei miei confronti è al suo picco massimo. Immaginatevi di essere al calduccio del vostro piumone matrimoniale, con vostra moglie appena tornata da una settimana di lavoro a Los Angeles, seduta accanto a voi, che scrive fino alle 2 del mattino premendo a gran velocità le sue ditina sulla tastiera rumorosa e che una frase sì, e una sì, ride a crepapelle o commenta ad alta voce ciò che scrive. 

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Poi c’è lui che mi tormenta twentyfour/seven. Lui che non ti lascia mai in pace, anche quando pensi di aver dato e preso tutto, ma proprio tutto, il pensiero viene a bussare. E tu con questo pensiero ci giochi, lo accogli, lo respingi, lo analizzi, lo prendi come viene, ogni volta è diversa ed ogni volta è qualcosa di nuovo. L come love.

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Ma la vita non può essere fatta di solo lavoro. O di solo esser mamma. Insomma, la vita deve avere più aspetti, più colore, più interessi. Ed i miei sono affluiti tutti qui, nella politica, quella del mio paese, a cui dedico quasi lo stesso tempo che dedico al mio lavoro primario. Con delle pause. Ma con la disponibilità a rispondere, chiarire dubbi e dare informazioni dalle 7.30 alle 24, quando ancora ci scambiamo emails con l’altra parte del globo. La mia politica è organizzazione, strategia, comunicazione. E’ stare con le persone e a loro chiedere il meglio, così come loro lo chiedono a me. E’ capire insieme il da farsi e farlo. E’ passione, è ricerca, è esempio. Ma è anche fatica, delusioni, lotta. A volte mi sento di avere bisogno di una guida che mi aiuti ad agire sempre nel bene, come un consulente. Ma per la vita. Qualcosa di simile l’ho trovato.

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In una vita ideale, dovrei praticare yoga ogni mattina, poi bere un bel centrofugato di frutta, leggere i giornale, andare al lavoro, essere soddisfatta del mio operato, tornare a casa ascoltando quel corso di cinese in cuffia, scrivere uno o due articoli, fare attività politica, preparare qualcosa da mangiare, dedicare tempo alla famiglia con entusiasmo ed interesse, amore,  andare a letto presto leggendo prima un buon libro. Con calma e definendo una routine dentro la quale ti fortifichi. Invece io non faccio che distruggere tutto quello che è monotonia, buon senso e clichés. per questo finisco col fare questi schemi, per ricordarmi chi sono e cosa faccio. E soprattutto se faccio bene.

 

 

 

 

2 responses to “Non è il fare a determinare l’essere. Oppure sì?”

  1. Gea

    Scrivi cosi bene che m’intimorisce scrivere un commento, qualunque esso sia, sarebbe stonato…..
    Un consiglio: taglia, taglia il superfluo, blog e quant’altro che non sia strettamente lavoro e dedicati completamente a tua figlia nel poco tempo che sei a casa. I bambini sono dei fiorellini meravigliosi ma sfioriscono presto e se non approfitti adesso per cogliere questa fioritura sarà persa per sempre.
    Questo bellissimo dialogo che hai con noi lettori dedicalo esclusivamente a tua figlia, ascolta cosa lei ha da dirti e lei ti ricompenserà……

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  2. You should be proud of how much you achieve every day! Remember to take the time to breath and find inner peace even though you don’t have time to practise yoga.

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