Buon Natale 2023 e Buon Anno 2024. Riflessioni di una viaggiatrice.
Sono in autostrada, sulla Panoramica al confine tra la Toscana e l’Emilia Romagna. Il navigatore dice che per le 5 dovremmo arrivare. Ma non conta tutte le soste che ci tocca fare tra cane, rifornimento di benzina e viveri. Si può fare rifornimento di affetti?
– “Vorrei il pieno, per favore”.
– “Benzina o diesel?”
– “Affetti, grazie”.
– “Controllo acqua e olio?”
– “Acqua per cortesia che con tutte queste lacrime me n’è rimasta poca”.
Stiamo tornando a casa. “Casa” è uno strano concetto. Si direbbe che casa sono il paese e la città dove nasci e dove hai gli affetti, Firenze nel mio caso. Ma quando vivi all’estero il concetto di “casa” diviene altro, si sdoppia come l’amore per un amante, il cuore appartiene a due luoghi, due modi di vivere diversi, di parlare, di mangiare, persino di sentirsi, relazionarsi. Noi adesso stiamo tornando a casa, in Olanda, ma alle spalle lasciamo un’altra casa, l’Italia, Firenze. Ad Utrecht abbiamo costruito con fatica la nostra nuova vita. Ci siamo fatti spazio tra le nuvole e la pioggia ed ognuno di noi ha lavorato per sentirsi a casa, senza farsi sopraffare dal cambiamento: nuovi amici, nuove abitudini, nuova lingua, senso di smarrimento, soli, noi tre stretti stretti a sorreggerci, scuola, lavoro, solidi, i piedi ben piantati per terra, tante lacrime ma con la convinzione che sia sempre per il meglio. L’Olanda è divenuta casa da quando durante il covid ci hanno chiusi dentro per due anni, senza che conoscessimo nessuno, lontani dai nostri affetti e dalla nostra vita, dalla nostra altra casa, questa volta non Firenze, ma il Medio Oriente dove vivevamo prima di trasferirci a Utrecht. Allora “casa” non è più un concetto statico, fermo, permanente a cui aggrapparsi, ma piuttosto temporaneo, dinamico, mutabile. Abbiamo avuto tante “case”: Firenze, Genova, Parigi, Londra, Dubai, e adesso Utrecht. Da quando siamo a giro, il concetto di “casa” è cambiato non solo per tutte quelle destinazioni che via via nel tempo divenivano la nostra nuova dimora, ma anche per quella che negli anni è sempre rimasta ferma ad aspettarci, quella da cui siamo partiti e in cui ritorniamo: Firenze. Firenze la amiamo e odiamo allo stesso tempo e spesso per gli stessi motivi. Amiamo il suo essere immortale, e detestiamo il suo essere immobile, ferma ed immutabile. Amiamo la sua dimensione, cosi’ piccola e accogliente, e detestiamo che i suoi confini geografici siano spesso anche confini mentali. Amiamo conoscere tutti e fermarci a salutare qualcuno ad ogni passo, e detestiamo essere cosi’ riconoscibili. Amiamo riconoscere le persone dalle loro abitudini, dai modi di vestire e parlare, amiamo non fare la fatica di dover capire le persone parlandoci, incuriosendoci ma allo stesso tempo detestiamo farci guidare dai nostri pregiudizi.



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